Si tratta di un prototipo che ha come base la meccanica della Fiat 128 e costituisce una pietra miliare nella storia della Covini Engineering.
Avendone seguito le attività progettuali e costruttive del suo ideatore (F.Boniolo), è stato la scuola da cui Ferruccio Covini ha tratto la necessaria esperienza ed il coraggio per realizzare i prototipi successivi.
Il prototipo è di proprietà di un industriale di Padova che a suo tempo aveva finanziato il progetto.
LA SFIDA
Trasferire il linguaggio formale e l’identità di una granturismo su una piattaforma di piccole dimensioni con motore anteriore rappresentava una sfida progettuale inedita. Per decenni, le utilitarie a motore posteriore avevano costituito la base ideale per le realizzazioni dei carrozzieri italiani, grazie alla maggiore libertà compositiva offerta dalla loro architettura.
Con il progressivo abbandono di quella configurazione tecnica e la trasformazione dell’industria automobilistica, si concludeva anche una stagione che aveva reso possibile la nascita di numerose fuoriserie di grande valore stilistico. In questo contesto, il progetto Meta si proponeva di reinterpretare quella tradizione, dimostrando come fosse ancora possibile esprimere i principi dell’Italian Style su una moderna utilitaria a motore anteriore.
IL CONTESTO STORICO
Il progetto Meta nacque in un momento di profonda trasformazione dell’automobile europea. La progressiva scomparsa delle utilitarie a motore posteriore — tra cui Fiat 500, 600, 850, Renault Dauphine, Renault 8, Volkswagen Maggiolino, NSU Prinz e Simca 1000 — segnava infatti la conclusione di una stagione che aveva profondamente influenzato la cultura progettuale italiana.
Su queste basi tecniche si era sviluppata l’attività di numerosi carrozzieri e designer, tra i quali Lombardi, Moretti, Vignale, Abarth, Michelotti, Fissore, Zagato, Giannini, Siata, Coriasco, Scioneri, Allemano e Bertone. La disposizione meccanica con motore posteriore consentiva proporzioni particolarmente favorevoli alla realizzazione di coupé, berlinette e granturismo compatte, contribuendo alla diffusione internazionale dell’Italian Style.
Con l’evoluzione delle architetture automobilistiche e l’affermarsi della produzione industriale di grande serie, quello spazio progettuale si ridusse progressivamente, rendendo sempre più difficile la realizzazione di piccole fuoriserie indipendenti.
Il progetto Meta si inserì in questo scenario con l’obiettivo di verificare se fosse possibile trasferire i principi compositivi delle tradizionali granturismo su una piattaforma moderna a motore anteriore. La sfida consisteva nel raggiungere proporzioni equilibrate e una forte identità stilistica nonostante i maggiori vincoli imposti dalla nuova architettura meccanica.
Dopo la presentazione al Salone di Ginevra e le successive attività svolte tra Padova, Milano e Torino, il prototipo fu sottoposto alle verifiche del Centro Stile Fiat nell’ambito del processo di omologazione. L’iter si concluse con il rilascio della conformità tecnica, in un contesto nel quale le politiche industriali rendevano ormai sempre più rara la disponibilità delle case automobilistiche a fornire telai destinati a realizzazioni speciali.
Al di là del suo esito industriale, la Meta rappresenta una testimonianza del passaggio tra due epoche dell’automobile italiana: da un lato la tradizione delle fuoriserie costruite sulle utilitarie a motore posteriore, dall’altro la ricerca di nuove soluzioni progettuali capaci di reinterpretarne lo spirito all’interno delle architetture contemporanee.